Baghdad Cafè

RACCONTI DAL NUOVO IRAQ

I leoncini di Uday

È ufficiale, i due figli di Saddam Hussein, Uday e Qusay , sono rimasti uccisi in uno scontro con le truppe americane vicino a Mosul. In una conferenza stampa, il comandante delle forze anglo-americane in Iraq, generale Ricardo Sanchez, ha confermato ufficialmente la notizia, dopo che “fonti multiple” hanno riconosciuto i due eredi del dittatore fra le quattro vittime dell’attacco americano in una casa che apparteneva al cugino del raìs.

Ho sempre detto, e lo ripeto, che l’incapacita’ di amare gli animali e’ spesso – per me – il sintomo preciso di poverta’ d’animo. Non so perche’, ma fra le tante nefandezze di Uday Hussein, e anche fra le tante sue stranezze da supericco (quell’auto tutta d’oro, per esempio) , ne ricordo una tutto sommato minima. Mi sono rimasti dentro, infatti, gli occhi spauriti dei suoi sette cuccioli di leone. Li ho conosciuti allo zoo di Al Zhaura, il grande giardino, dove li hanno portati subito dopo la fuga della famiglia Hussein. Pensate che nei primi giorni quei leoncini hanno patito le colpe dello scellerato padrone: nessuno gli dava da mangiare per odio contro il regime. Poi un inserviente giovane e generoso, Hashin, ha cominciato a curarli. “Hanno tanto bisogno di affetto” mi ha detto “si vede che non l’hanno mai avuto, erano solo un trofeo da esibire”. Certo, c’e’ di molto peggio nella storia di Uday, come del fratello Qusay, due tipacci di cui aveva paura, pare, addirittura il padre: cioe’ Saddam il sanguinario, ed e’ tutto dire. La cattiveria, per fortuna, non sempre si eredita e le colpe dei due dannati fratelli sono tutte loro. Altra storia, per esempio, riguarda le sorelle, Raghad e Rana, poco piu’ che trentenni, che hanno chiesto asilo politico in Gran Bretagna. Mentre tutta la famiglia abitava in ville a dir poco lussuose, loro se ne sono sempre state in un modesto appartamento di periferia, con i loro nove figli, in appena due stanze. Neanche a dire che hanno preso dalla madre che invece seguiva orgogliosa il marito rais, sfoggiando gioielli di tremila anni fa, come una regina. E non merita certo compassione. 23 luglio 2003

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