Baghdad Cafè

RACCONTI DAL NUOVO IRAQ

Ci hanno sparato addosso: per ucciderci

Qui li chiamano ali baba, i ladroni. Rapinano sulle strade, le lunghe strade, tutte diritte che attraversano l’Iraq. La tecnica è sempre la stessa. Sparano alle gomme delle auto per farle fermare, poi la rapina. Due giorni fa è successo a Bassora ai giornalisti del Washigton post, la settimana scorsa a una troupe inglese a Ramadi. Oggi, due ore fa, è successo a noi. Tornavamo da Nassiryia. Un lungo viaggio. Quasi a ridosso di Baghdad, mancavano meno di 40 kilometri, l’agguato. Il posto si chiama al Hafria. Un pick-up ci taglia la strada, il nostro autista non si ferma, tirano su le armi. Colpiscono la gomma davanti ma Mahdi, l’autista non si ferma ancora. Allora ci affiancano: sparano ancora ripetutamente, con due kalashnikov e una pistola. Ormai sparano ad altezza d’uomo, riusciamo comunque a fuggire, ci infiliamo in un cantiere in mezzo alla gente. Siamo in cinque. Chi vi scrive e i compagni di viaggio della Rai in questa trasferta irakena: Norberto Sanna e Silvio Baglivo, più Mahdi e il producer, Lwai. Sull’auto i segni pesanti dell’agguato. Il vetro frantumato dalle raffiche, almeno quattro pallottole sono entrate dentro, una ha colpito la gamba di Mahdi. Appena arrivati a Baghdad lo portiamo al campo della croce rossa italiana. Lo affidiamo a loro. Non è facile parlare delle proprie paure, ma dovevamo raccontare per dare l’idea di un Paese dove tutti sono armati e dove la morte, ancora, è dietro l’angolo, ogni momento. Non sono abituato ad esagerare, i rischi li metto in conto, ma stavolta avete seriamente rischiato di perdere questo blog. Per sempre. 16 agosto 2003

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