Kuwait city - Ci sono tornato altre due volte, a ridosso dell’invasione irakena del ’91 ma quel che mi resta dentro è quel lungo periodo (quarantacinque giorni) passato subito dopo la liberazione. La prima metà senza mangiare niente al di là di un pugno di riso. Sono qui al volo per il ministro Parisi che domani sarà a Nassiryia per la cerimonia pomposa di passaggio di consegne all’Iraq, insomma la fine ufficiale della missione Antica Babilonia. Una parentesi di lusso dopo giorni e giorni di campo. Purtroppo non c’è il tempo di visitare la città, di ritrovare quella casetta che ha ospitato i nostri disagi, la spiaggia minata dove trasmettevamo, i negozi che allora erano distrutti e che ora sono scintillanti. Non c’è il tuffo fisico nel passato ma c’è nell’anima. Il 1991 per la mia generazione ha segnato la svolta professionale che ha accompagnato anni importanti che hanno cambiato la storia del mondo. Tornare qui è come ripercorrere con la memoria tutte le tappe. Coscienti che ormai il futuro ruota intorno a questo pezzo della Terra. Il Kuwait, quel che ha rappresentato, merita qualche riflessione. Che faremo, a dispetto dell’emozione. 20 settembre 2006
Nassiryia (Iraq) - La missione militare italiana nella regione di Dhi-Qar era cominciata il 23 giugno del 2003 con la brigata Garibaldi. La casualità ha voluto che gli stessi bersaglieri si occuperanno di quello che è ormai ufficialmente il viaggio di ritorno. Il rimpatrio di fatto è cominciato gia da tempo, da 3700 il contingente è ridotto attualmente a 1500 unità: La fase si concluderà definitivamente, come è stato annunciato, prima di Natale. Certamente l’area di Nassiryia, a differenza di altre zone dell’Iraq, vive ormai una condizione di sicurezza sufficiente, il rischio è sempre alto ma la situazione tutto sommato è sotto controllo.”Merito degli italiani – ha ammesso il primo ministro al Malaiki -. La loro opera è stata fondamentale come molto importante è il patrimonio di esperienza che ci lasciano. Sotto il loro addestramento il nostro nuovo esercito e la rinnovata polizia possono ora fare da soli”. Anche perché se la missione militare è conclusa, l’Italia non abbandonerà certo l’Iraq, ha tenuto a sottolineare il nostro ministro della difesa Parisi. “Continueremo ad appoggiarlo, sul piano economico e soprattutto politico”.
Purtroppo quella che doveva essere una giornata di festa è stata funestata da un nuovo lutto. In un incidente stradale allì’alba, poche ore prima della cerimonia, è morto il caporalmaggiore scelto Massimo Vitaliano, 26 anni a novembre, in forza al 19esimo reggimento Guide di Salerno, alla settima missione all’estero. Era addetto a una mitragliatrice quando durante un pattugliamento intorno alla base il mezzo su cui viaggiava si è scontrato con un autocarro irakeno. L’urto è stato violentissimo e Vitaliano, scapolo, abitava con i genitori a Galatole in provinciali Lecce, è deceduto per le gravi ferite riportate. Già stanotte qui a Camp Mittica sara allestita la camera ardente. Il rimpatrio potrebbe avvenire domani o al massimo sabato. E’ la trentaduesima vittima militare, oltre ai cinque civili, in questi tre anni e mezzo di impegno italiano in Iraq.
Nassiryia (Iraq) - Adesso sta in cielo. Arriverà a casa intorno a mezzanotte. Avvolto nel tricolore. Morto in extremis, praticamente a missione finita. Quel pattugliamento forse era l’ultimo in assoluto del contingente italiano perchè dopo poche ore l’incidente è stato siglato il passaggio di consegne agli irakeni, insomma la fine della missione Antica Babilonia. Oggi a Camp Mittica, oltre al grande dolore, c’era molta rabbia anche per questa consapevolezza. Massimo, ragazzo del sud, 26 anni tra poco meno di due mesi era scapolo. I genitori lo aspettavano per festeggiare il compleanno e anche la fine dell’ultima avventura. E Massimo, caporalmaggiore mitragliere, di missioni ne aveva già fatte tante: quattro volte in Kosovo e poi in Afghanistan e l’anno scorso già qui, in Iraq. “Se non lo faccio adesso che non ho famiglia, quando lo faccio?” diceva. Lo ricordavano oggi alla chiesa del campo i suoi compagni di reggimento, disperati, il suo capitano che piangeva senza pudore. La messa, poi il viaggio breve in elicottero prima di quello su quel bestione del C-130. Un viaggio lunghissimo, l’ultimo.
Nassiryia (Iraq) – Menomale che stiamo per partire (finalmente). Per tornare a casa passerò nuovamente per Dubai: il volo è previsto per lunedì, dunque in pieno Ramadan. Il tempo di una cena, garantita perchè dopo il tramonto, e di corsa a casa. Ho tanti ricordi del Ramadan. Una volta in Arabia Saudita ho rischiato l’arresto perchè fumavo per strada. E a Dubai ho avuto gli stessi problemi. Sicuramente non capisco perchè un cristiano debba seguire certe regole. In un Paese realmente aperto come lo Sri Lanka il nostro autista digiunava, noi no. Neppure in Iraq o Afghanistan e neppure in Iran, dove più numerosi sono i fondamentalisti, ci sono così tanti problemi. Nessuno mi ha mai fermato perchè fumavo a Kabul o a Baghdad, presi da ben altri problemi. Il grande paradosso è che il rispetto ferreo del Ramadan è applicato proprio in quei Paesi (Emirati, Kuwait e Qatar) dove tutto c’è meno il rispetto per la religione. Paesi fintamente islamici, lunapark all’aperto, terre gaudenti e vacanziere, simboli del lusso più sfrenato, indecente. Certo, questi arabi ricchi e annoiati devono farsi perdonare molto da Allah. Ma perchè pure noi? (Dimenticavo di sottolineare l’ipocrisia: le rinunce sono soltanto pubbliche. In privato si scatena il peggio).
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